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Acque di Lombardia: quantità, utilizzi, costi con particolare riferimento all'uso irriguo

Acque  di  Lombardia: quantità, utilizzi, costi  con  particolare  riferimento  all' uso  irriguo

Il problema della quantità e qualità dell'acqua è, per quanto riguarda quella irrigua, correlato al suo costo, che incide, in maniera talvolta anche notevole, sul reddito agricolo.

Non mi risultano esistere al momento specifiche ed esaustive ricerche in questo ambito in grado di fornire indicazioni valide anche per l'elaborazione di più precise politiche agricole a livello territoriale. Il contributo che segue, sintesi di un lavoro più ampio che si sta conducendo, vuole essere solo un primo contributo, teso ad esplorare una materia complessa, dove a dati generali e di area più o meno ampia andrebbero assommati dati a livello aziendale.

Di seguito si presentano una serie di tavole, velocemente richiamate in questo testo. (allegato pdf)

La prima tavola intende dare una visione d'insieme del territorio regionale facendo risaltare sopratutto la sua configurazione fisica e idrografica, sintetizzabile in una suddivisione quasi uguale tra montagna e pianura e nella presenza di una fitta rete di fiumi e dei maggiori laghi d'Italia, che fanno della Lombardia una delle regioni più ricche d'acqua in Europa.

Una ricchezza, come si vede nella seconda tavola, che assomma ad oltre 651 miliardi di mc, di cui quasi 150, i più immediatamente utilizzabili, provenienti dalle piogge e dai laghi. (v. anche tab. 3)

La tavola 4 riporta l'uso dell'acqua pro-capite nelle macroregioni italiane, uso che viene meglio evidenziato nella tav. successiva.  Vengono qui riportate due "torte", di cui la più interessante è la seconda, da cui risulta che la maggior parte dell'acqua (oltre l'80%) è destinata all'agricoltura. Va specificato che spesso si dice che l'agricoltura "consuma" l'acqua, mentre invece occorre correttamente dire che si tratta di  "uso" e non di consumo, in quanto l'acqua immessa sui campi percola nel terreno, rifornisce le falde, dove si conserva come si vede nella tab. 2 il 75% dell'acqua, e da qui arriva fino al Po, provvedendo a conservarne la portata, con beneficio non solo dei territori lombardi ma anche di quelli emiliani, che, meno dotati di risorse idriche, vi attingono largamente per l'irrigazione.

Con la tavola 5 entriamo in un altro argomento. Da essa risultano alcuni dati significativi, che riprendo in breve. Intanto quasi tutta la pianura è irrigata: un fatto che permette alle quasi 35.000 aziende agricole di essere competitive sul mercato. L'irrigazione infatti aumenta la produttività anche di 3 o 4 volte, e senza di essa non solo l'ambiente padano sarebbe un ambiente quasi secco, con meno oasi naturali, biotopi, alberi, animali ecc., ma si avrebbe una agricoltura seccagna, basata su specie colturali più povere, con una minor presenza di allevamenti zootecnici e quindi si avrebbe meno reddito, meno occupazione, meno prodotti agricoli pregiati, più importazioni.  Ricordo in proposito che l'import di beni alimentari è la seconda voce in valore dopo quello dei prodotti petroliferi, contribuendo in maniera determinante al deficit della nostra bilancia commerciale. Su questo territorio operano 20 consorzi di bonifica, gli enti cioè preposti alla gestione dell'acqua irrigua, che attuano attraverso una rete di canali, fossi, navigli, rogge...di quasi 20.000 km., lunga cioè, e ritorno alla tav. 2, quanto la metà di quella degli acquedotti, che viene tuttavia eguagliata se alla rete pubblica dei consorzi viene aggiunta quella degli enti privati (consorzi irrigui e di miglioramento fondiario) e dei singoli agricoltori.

I consorzi di bonifica provvedono dunque all'irrigazione: derivano cioè dai fiumi la quantità d'acqua loro data in concessione, la immettono in canali via via più piccoli e la portano fin sui confini dei campi, dove gli agricoltori la derivano a loro volta e la spargono sui propri terreni.

In proposito occorre specificare che vi sono diversi modi di irrigare, in dipendenza dei  diversi tipi di coltivazione, di terreno, di azienda, di zona e anche di storia. Questa tabella, la n. 7, dà un'idea sufficiente delle varie situazioni, ad esempio nell'area occidentale, in Lomellina, è largamente predominante il metodo a sommersione, per la presenza del riso, grande utilizzatore di acqua (sono "le specchianti adacquature delle risaie"di cui parla Gadda, che danno vita ad un paesaggio particolare e di grande suggestione), in tutta la zona centrale, coltivata a mais e in minor misura a prato, è prevalente lo scorrimento, in alto a destra appena sotto il lago di Garda vedete un cerchio rosa: è la cosidetta microirrigazione, prevalente dove esistono coltivazioni frutticole e dove il costo dell'acqua, che qui è letteralmente sollevata con appositi impianti dal Mincio e portata sulle colline, è molto alto.

 

La terza parte di questo contributo, e tentare, è la parola giusta, in quanto qui le ricerche e le statistiche sono ancora insufficienti, di giungere ad una prima, sommaria valutazione dei costi. Questa tav. riporta la contribuenza, cioè quanto l'agricoltore paga l'acqua data dal consorzio. Come si vede il costo è molto diverso tra i vari consorzi, per i motivi sottospecificati in tabella. Anche tralasciando il consorzio dei Colli Morenici,  cui accennavo prima, essi variano dai 26 € del Mantovano ai 165 del Dugali, nel Cremonese.

Ma essi variano grandemente anche all'interno dei singoli consorzi, incidendo in modo differente sui costi complessivi di produzione.

Per calcolare tali costi, abbiamo preso due dati molto semplici: la produzione media di un ettaro di mais, valutata in  120 q.li, e il prezzo di mercato di un q.le, intorno ai 22 € facendo la media dell'ultimo periodo.

Le 4 tavole successive danno una rappresentazione di quella che è la situazione. Scorrendole, si nota appunto come i costi siano molto diversi da zona, anzi da sottozona a sottozona, incidendo sui ricavi, diciamo così, dell'agricoltore da un minimo dell'1,5% ad un massimo, in particolari condizioni, del 10%

Se a quanto paga l'agricoltore l'acqua al consorzio aggiungiamo quello che l'agricoltore spende poi per attingere, distribuire, controllare, far scolare ecc. l'acqua sul suo campo, si può facilmente comprendere  che l'acqua ha un costo rilevante e oltretutto pressoché incomprimibile.

La tavola 14 dà conto dello sforzo che l'ente pubblico - Stato, Regione e Consorzi- sta facendo per razionalizzare e migliorare il sistema. Passare da un tipo di irrigazione costoso ad un altro più "risparmioso" d'acqua non è sempre possibile (ad es. si può migliorare l'efficienza dell'irrigazione per sommersione, per il riso cioè, ma sempre molta acqua occorre, come si può passare dallo scorrimento all'irrigazione a pioggia, ma si richiedono ingenti capitali, e oltretutto ciò può comportare un cambiamento non sempre auspicabile dell'ambiente).

Le ultime due tavole riportano un'attività a cui i consorzi stanno facendo sempre più ricorso, e cioè la creazione di centraline idroelettriche, da cui possono derivare utili significativi, che permettono di non alzare il costo dell'acqua irrigua: un tentativo felice per far fronte alla difficile situazione in cui versa la nostra agricoltura.

Tavole

 

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