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Ricerca, sperimentazione e nuove tecnologie: Proposte per un piano pluriennale di riduzione del rischio idrogeologico

E’ stata illustrata il 16 febbraio dal Presidente e dal Direttore di A.N.B.I. in una conferenza stampa la proposta di piano ANBI contro il dissesto idrogeologico. Alla conferenza hanno parteciperato anche Gianni Alemanno e Bernardo De Bernardinis.

“Tutti gli attacchi che riceviamo – ha affermato Massimo Gargano – dipendono dal fatto che diamo fastidio, perché non tolleriamo l'abusivismo edilizio, che insiste su un territorio già di per sé fortemente urbanizzato”.

E’ intervenuto anche il Direttore Generale dell’Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni, Anna Maria Martuccelli, che ha ribadito come la materia della difesa del suolo sia, nella legislazione italiana, materia concorrente tra Stato e Regioni.

“Da ciò- ha proseguito – è derivato, nel settembre 2008, un protocollo, sulla cui base molte Regioni hanno proceduto alla riforma dei consorzi di bonifica.”

Presente all’iniziativa anche il Vicecapo Dipartimento della Protezione Civile, Bernardo De Bernardinis, che ha sottolineato l’importanza del costruttivo rapporto con i consorzi di bonifica, evidenziatosi in ripetute occasioni; ha sollecitato la creazione di una costante attività di coordinamento delle conoscenze sulla situazione idrogeologica del territorio, sostenendo che l'ordinamento italiano possiede gli strumenti per affrontare i problemi relativi alla difesa del suolo anche rispetto alle normative europee.

Il Sindaco di Roma, Gianni Alemanno, in qualità di Presidente del Consiglio dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani (A.N.C.I.), ha annunciato la prossima firma di un protocollo d’intesa fra A.N.C.I. ed A.N.B.I; finanziare opere idrauliche e di bonifica, anche piccole, in una fase di crisi economica“, può essere – ha affermato - uno dei modi migliori per dare una spinta all'economia". Alemanno si e' anche detto convinto che il C.I.P.E. (Comitato Interministeriale Programmazione Economica) possa reperire i finanziamenti necessari e che la norma relativa vada inserita nel prossimo provvedimento economico del Governo, che sarà presentato in giugno.

  •  Obiettivi

La tutela ed il risanamento idrogeologico del territorio tramite la prevenzione dei fenomeni di dissesto e la messa in sicurezza delle situazioni a rischio costituiscono priorità strategiche per garantire al Paese quelle condizioni territoriali indispensabili per la ripresa della crescita economica.

Pertanto nella situazione descritta sub 1 gli obiettivi da raggiungere sono il consolidamento dei suoli, la regolazione delle acque, la manutenzione di tutti i canali ossia tutte quelle azioni volte a ridurre il rischio idraulico.

Gli obiettivi quindi sono quelli della tutela del territorio e della difesa del suolo. Ossia la realizzazione di una politica di messa in sicurezza del territorio perseguita attraverso la prevenzione. Vale a dire attraverso la manutenzione di opere, impianti e suolo al fine di ridurre il rischio idraulico conseguendo il risultato della conservazione del suolo indispensabile alla vita civile e alle attività produttive.

Tali obiettivi sono conseguibili solo se uniti ad una azione volta a combattere il fenomeno dell’abusivismo edilizio e quindi alla osservanza delle regole per l’uso del suolo.

La politica del territorio non può che essere impostata sulla prevenzione, secondo le indicazioni provenienti anche dall’Unione Europea.

Non si può non tenere presenti, allo scopo di valutare l’enorme rilevanza dei predetti obiettivi, le gravi conseguenze a livello di vite umane e di ambiente che si sono registrate nel nostro Paese a causa delle frane.

Recenti indagini indicano in 700 le vittime che si sono registrate dal 1973 al 2001 a causa delle frane e delle piene. Le ripercussioni sulle strade, sul territorio agricolo, sulle infrastrutture pubbliche e private sono state considerevoli.

Gli obiettivi di riduzione del rischio sono quindi meritevoli di considerazione primaria.

  •  Proposte

Per risolvere o quanto meno alleviare la situazione di rischio idrogeologico presente nel nostro Paese l’ANBI, propone un piano pluriennale di interventi a ciò finalizzato.

In particolare occorre tener presente l’importante ruolo che per la finalità della riduzione del rischio idraulico assumono le azioni da realizzarsi nei territori idraulicamente definiti in cui operano i Consorzi di bonifica.

In tali territori si manifesta evidente l’esigenza di un’azione di manutenzione straordinaria nel cui ambito rientrano:

  • lavori di adeguamento e ristrutturazione dei torrenti e delle rogge, anche con interventi di ingegneria naturalistica, e interventi per il ripristino delle frane sulle sponde dei canali avvenuti per le intense precipitazioni;
  • lavori di manutenzione straordinaria e di adeguamento e ricalibratura della rete di bonifica e delle idrovore per il sollevamento delle acque, di adeguamento delle quote arginali e della realizzazione di canali scolmatori;
  • interventi di manutenzione del reticolo idraulico a difesa dei centri abitati;
  • realizzazione di opere per la laminazione delle piene al fine di smaltire gli elevatissimi volumi idrici derivanti dai bacini montani e corrivati sempre più rapidamente;
  • lavori di adeguamento della rete di bonifica, consolidamento della arginatura, potenziamento degli impianti idrovori al fine di adeguare le opere al territorio urbanizzato;
  • interventi di manutenzione straordinaria dei fossi minori e delle opere idrauliche;
  • lavori di stabilizzazione delle pendici, collinari e montane.

Si tratta di azioni di manutenzione straordinaria volte a diminuire il rischio, cui deve far seguito imprescindibilmente una costante azione di manutenzione ordinaria.

Va ricordato che la modesta superficie di pianura per ben 7,1 milioni di ettari è servita da opere di scolo e, di questi, 1,2 milioni di ettari richiedono il sollevamento meccanico dell’acqua, attraverso l’esercizio di 754 impianti idrovori. La rete di canali di scolo si sviluppa per circa 92.000 chilometri.

L’adeguamento delle opere di bonifica idraulica è quindi condizione fondamentale per la difesa e conservazione del suolo e per assicurare, non solo l’esercizio della nostra agricoltura e il suo sviluppo, ma la possibilità di avere un territorio vivibile ove la popolazione possa abitare, lavorare, muoversi ed esercitare le proprie attività, un territorio peraltro che costituisce una importante meta turistica per le sue bellezze artistiche e ambientali.

Si tratta ovviamente di indicazioni relative ad azioni per le quali vi è la competenza dei Consorzi di bonifica.

Il piano proposto, che contiene gli interventi e le azioni suindicate sulla base delle indicazioni provenienti dai Consorzi associati richiede un importo complessivo di 4.183 milioni di euro.

Occorre individuare soluzioni idonee per il reperimento di tali risorse, anche attraverso una proiezione quindicennale dell’impegno di spesa, che potrebbe realizzarsi mediante mutui, secondo una soluzione già adottata nel recente passato.

Si tratta evidentemente di importi consistenti (pari a circa 1/15 della manovra finanziaria del 2010) anche se va comunque tenuto conto che tale importo risulta appena un quinto della spesa sostenuta per tamponare i danni delle catastrofi idrogeologiche verificatesi del decennio 1994-2004 (20.946 milioni di euro).

Si ricorda che il fabbisogno necessario per la realizzazione degli interventi per la sistemazione complessiva delle situazioni di dissesto sull’intero territorio nazionale è stato indicato dal Governo in complessivi 44 miliardi di euro, di cui 27 per il Centro-Nord 13 per il Mezzogiorno e 4 per il settore del patrimonio costiero.

Nell’ambito degli interventi e delle azioni la cui esigenza è posta in evidenza dai Consorzi di bonifica, il piano complessivo per la riduzione del rischio idrogeologico nell’ambito dei comprensori di bonifica risulta, con riferimento alle diverse realtà territoriali, dal quadro riportato alla fine del presente documento.

  •  Soggetti

I soggetti chiamati dal legislatore alla realizzazione della difesa del suolo nel nostro Paese sono lo Stato, le Regioni, le Province, i Comuni, le Comunità Montane e i Consorzi di bonifica e di irrigazione, secondo le rispettive competenze istituzionali.

Limitandosi agli aspetti relativi alla realizzazione degli interventi nei territori definiti idraulicamente in cui operano  i Consorzi di bonifica e di irrigazione (comprensori di bonifica) si rileva che essi operano su oltre 17 milioni di ettari (più della metà del territorio nazionale), e che essi attraverso una capillare presenza sul territorio, contribuiscono in maniera determinante a garantire la difesa del suolo e la tutela dell’ambiente, ed i relativi oneri sono prevalentemente a carico dei consorziati. Nel 2008 sono ammontati a 528 milioni di euro gli importi versati ai Consorzi da parte delle 6,8 milioni di ditte dei contribuenti per l’esercizio e la manutenzione delle opere di bonifica e di irrigazione e per le altre attività del Consorzio, quali assistenza, studi e ricerche, etc.

Alla luce della vigente legislazione nazionale e regionale i Consorzi di bonifica hanno competenza per la realizzazione e la gestione, nei predetti territori, di un insieme di opere e di azioni finalizzate alla difesa e conservazione del suolo, alla regolazione e gestione delle acque e alla salvaguardia ambientale.

I predetti Consorzi, presenti capillarmente sul territorio nazionale, con puntuale conoscenza dello stesso e con un organizzazione che conta specifiche professionalità sono tra i soggetti più idonei a collaborare con le altre istituzioni locali competenti per la realizzazione di un piano per la riduzione del rischio idrogeologico.

Né può trascurarsi che la sicurezza territoriale richiede azioni coordinate e sinergiche tra i diversi soggetti istituzionalmente competenti. Conseguentemente è necessaria concertazione e collaborazione sul territorio attraverso gli strumenti che la legislazione contempla, quali protocolli d’intesa e accordi interistituzionali.

Il piano proposto dall’ANBI riguarda le azioni rientranti nell’ambito delle competenze consortili ma che hanno bisogno per un più efficiente risultato degli interventi e delle azioni di competenza delle altre istituzioni locali realizzandosi in tale guisa il tanto auspicato federalismo cooperativo, che si basa appunto su interventi concertati e condivisi con una forte cooperazione istituzionale tra i diversi soggetti, ciascuno per le proprie competenze.

Risulta ormai non più differibile procedere ad adeguare ed ammodernare le opere di bonifica finalizzate alla difesa del suolo e alla salvaguardia dell’ambiente. Cioè, in concreto, ammodernare ed adeguare la rete di canali esistente (interventi indispensabili a causa del mutato assetto ideologico del territorio); sostituire una notevole parte degli impianti di sollevamento che oramai non hanno più una gestione economica; intervenire sui piccoli corsi d’acqua naturali e sui territori dissestati con sistemazioni idraulico-forestali, riassetto delle pendici, drenaggi ecc.; ricostituire e rimpinguare le falde sia in funzione idrologica che ambientale; realizzare sistemi di monitoraggio per la tutela ed il risanamento dell’ambiente.

La fondamentale opera sul territorio svolta dai Consorzi consiste in attività tese ad assicurare la regimazione ottimale delle acque, assicurando quelle azioni di presidio nelle aree collinari e pedemontane intervenendo per rinsaldare le pendici, regimare i corsi d’acqua superficiali ed assicurare le sistemazioni idraulico agrarie ed idraulico forestali.

I Consorzi di bonifica peraltro svolgono, strettamente connesse alle precedenti, rilevanti azioni anche nelle aree di pianura assicurando lo scolo e l’allontanamento delle acque, in un  territorio che non può ormai più essere considerato rurale in quanto oggetto di estesa urbanizzazione e sede di consistenti reti di servizi (strade, ferrovie, etc.).

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